martedì, 24 novembre 2009 | in : eluana englaro
risvegli


per la maggior parte di noi risvegliarsi alla mattina è un trauma, non apriremm gli occhi nemmeno per un lingotto d'oro ... e poi occorre preparare la colazione e lavarsi e vestirsi ed uscire che ancora è freddo e mettersi nel traffico ... Per Ron Houben, per 23 anni, non è stato così: in coma vegetativo persistente (sì, lo stesso stato di Eluana Englaro) ha atteso per venti anni che arrivasse il "suo" sergente Hartmann.
Il suo risveglio si è materializzato quando, usando degli "scanner ultra sofisticati" i neurologi hanno dimostrato che il suo cervello funziona normalmente ed hanno aperto le finestre per consentirgli di comunicare.
Ron, all'epoca dell'incidente 20enne pieno di vita ed esperto di arti marziali, ha imparato a "parlare" muovendo un dito: 

"Per tutto quel tempo ho letteralmente sognato una vita migliore.
"Frustrazione" è un termine troppo limitativo per descrivere quel che sentivo". Secondo Laureys, potrebbero esserci altri casi simili nel mondo; e la vicenda è destinata a risollevare il dibattito sul diritto a morire di chi è in coma. I medici a Zolder utilizzarono la Scala di Glascow, la stessa utilizzata internazionalmente, che valuta vista, parola e risposte motorie. Ma solo quando il caso fu riesaminato dai medici dell'Università di Liegi si scoprì che l'uomo aveva perso il controllo del corpo, ma era ancora perfettamente consapevole di quel che accadesse. "Voglio leggere - spiega adesso - dialogare con i miei amici, godermi la vita ora che la gente sa che non sono morto".
Uncas @ 08:42 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
lunedì, 23 novembre 2009 | in : tempi moderni, frociopoli
continuavano a chiamarla Castità
la figlia di Cher cambia sesso, si chiamava Chastity, ora si chiamerà Chaz (con una sola "z",per evitare facili battute). 
Nel frattempo i giornalisti di mezz'Italia sono costretti a salti mortali e correzioni in corso di servizio per attenersi alle regole del "politicamente corretto" per ricordarci che Brenda era "la" transessuale.
Semmai ci fosse qualcuno che obietta che Caster Semenya sarà costretta/o ad operarsi tagliando l'"eccedenza" che le/gli impedisce di essere donna a tutti gli effetti per continuare a correre gli 800 metri, c'è subito qualcuno che ribatte che il problema è "ciò che uno si sente". Anche quello che abbiamo in mezzo alle gambe diventa, dunque, un'opinione, una discussione da bar dello sport. E tu, caro Clint, che dicevi che le opinioni son come le palle perché ognuno ha le sue, aggiornati!!
Uncas @ 15:45 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
domenica, 15 novembre 2009 | in : educazione, tempi moderni, rule breaker
In sintesi
Che cos'è il genio? E' fantasia, intuizione, decisione e rapidità di esecuzione
.
leveloCerto si sono sprecati fiumi di inchiostro e "fasci di bit" sul tema, certo qualunque ammirazione per il risultato potrebbe andare oltre le intenzioni magari solo goliardiche dell'autore, ma la foto* non vale forse più di mille parole??

*scattata al ITAS Giordano Bruno di Perugia


Uncas @ 03:33 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
lunedì, 09 novembre 2009 | in : ridere, frociopoli
aggiornamenti


il vocabolario va rivisto, ormai quei signori che partecipano a tutte le trans-missioni televisive, che vanno ad anno zero a mattina5 a pomeriggio5 al tg5 ... devono essere chiamati "diversamente TROMBabili".

Per la precisione ...
Uncas @ 10:52 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
martedì, 03 novembre 2009 | in : ridere, tempi moderni, res publica, rule breaker, frociopoli
il mio bel perché:
question_mark2Perché uno spacciatore che fa morire gli altri è un delinquente, e uno spacciatore che muore in galera è un ragazzo?
Perché ad Eluana Englaro sono state rifiutate idratazione e nutrizione sulla base di quello che lei avrebbe detto ad un'amica 17 anni prima e a Stefano Cucchi "dovevano essere somministrati" l'acqua e il cibo che lui stesso rifiutava?
Perché se il Ministero della Pubblica istruzione ci dice di appendere un crocefisso in un'aula è un'ingerenza e se la Corte dei "diritti umani" di Strasburgo ci dice di toglierlo è un atto libertario?
Perché un pentito che fa cercare per un mese una "nave dei veleni "che non c'è è attendibile quando parla del sequestro Moro?
Perché il partito più libertario del Mondo chiede le dimissioni dell'unico suo esponente che ci ha finalmente mostrato come si crea una famiglia allargata, bi-tri sex?
Perché se una ragazza di 14 anni incinta decide di far nascere suo figlio, il nonno parla di "mancata prevenzione da parte della scuola" e se un figlio ignorante come una capra viene promosso con il 6- -, i genitori gli regalano la macchina?
Perché esiste Rutelli?
Perché abolire l'otto per mille alla Chiesa è una battaglia di libertà e sostenere Radio Radicale con i soldi pubblici è un obbligo?
Perché se un regista gira in Tunisia un film sulla Sicilia - negando ai siciliani quel po' di lavoro che poteva dar loro con i 30 milioni del "padrone" - e fa un flop colossale al botteghino è comunque un genio e se un'azienda porta la produzione in Romania, affama la povera gente?

e mi fermo per non farne dieci ...

Uncas @ 22:33 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
sabato, 31 ottobre 2009 | in : film, immagini e parole, in cammino
(look) UP
Infinite cose da fare ... e così poco tempo ...up05

Finito di vedere il nuovo film Disney Pixar, mi resta in mente la scena di lui che scopre ...

ATTENZIONE: QUI SI SVELA IL QUASI FINALE

... che il problema non è far le cose, ma godersi il vissuto: ed ogni giorno è come se fosse la più grande avventura.
E perfino la vertigine non è più un problema!!

Ma ne posso parlare solo con intenditori.
Tanto come test di ingresso: da quale film è tratto il sottotitolo di questo post??

Uncas @ 22:05 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
lunedì, 26 ottobre 2009 | in : pasolini, rule breaker, famigllia, frociopoli
sesso e cioccolato



Stamattina un ascoltatore 45enne di radio diggei, telefonando a Platinette, ha spiegato che dopo un matrimonio durato 20 anni, dopo cinque anni di frequentazioni di prostitute e cinque di frequentazioni di trans, ora, finalmente, spinto dalla sua compagna, vuole realizzare un sogno che è sempre stato nelle sue corde: prostituirsi a sua volta "anche per bisogno di soldi" ... perfino l'icona della trasgessione Mauro "Platy" Coruzzi è saltato sulla sedia ed ha liquidato la telefonata al grido di "io mi scandalizzo!!".


...  È un io concepito come chiuso e impermeabile, falsamente autosufficiente. È una monade che non è in grado di guardare fuori di sé; una bilia che si scontra casualmente, e a volte piacevolmente, con altre bilie.

Un simile meccanismo può funzionare, può portare un minimo di soddisfazione se si tratta di una barretta di cioccolato. Ma quando cerco un altro, anche nell’ambito dell’eros, è proprio un altro che cerco. E lo cerco perché mi scopro definito da una incompiutezza. ...

il resto dell'articolo
Uncas @ 09:59 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
domenica, 18 ottobre 2009 | in : pavese
I mari del sud
sea

Camminiamo una sera sul fianco di un colle,   
in silenzio. Nell'ombra del tardo crepuscolo   
mio cugino è un gigante vestito di bianco,   
che si muove pacato, abbronzato nel volto,   
taciturno. Tacere è la nostra virtù.   
Qualche nostro antenato dev'essere stato ben solo   
- un grand'uomo tra idioti o un povero folle -   
per insegnare ai suoi tanto silenzio.   

Mio cugino ha parlato stasera. Mi ha chiesto   
se salivo con lui: dalla vetta si scorge   
nelle notti serene il riflesso del faro   
lontano, di Torino. "Tu che abiti a Torino... "  
mi ha detto "...ma hai ragione. La vita va vissuta   
lontano dal paese: si profitta e si gode   
e poi, quando si torna, come me a quarant'anni,   
si trova tutto nuovo. Le Langhe non si perdono".   
Tutto questo mi ha detto e non parla italiano,   
ma adopera lento il dialetto, che, come le pietre   
di questo stesso collle, è scabro tanto   
che vent'anni di idiomi e di oceani diversi   
non gliel'hanno scalfito. E cammina per l'erta  
con lo sguardo raccolto che ho visto, bambino,   
usare ai contadini un poco stanchi.  

Vent'anni è stato in giro per ii mondo.   
Se n' andò ch'io ero ancora un bambino portato da donne   
e lo dissero morto. Sentii poi parlarne   
da donne, come in favola, talvolta;   
uomini, più gravi, lo scordarono.   

Un inverno a mio padre già morto arrivò un cartoncino   
con un gran francobollo verdastro di navi in un porto   
e auguri di huona vendemmia. Fu un grande stupore,   
ma il bambino cresciuto spiegò avidamente   
che il biglietto veniva da un'isola detta Tasmania   
circondata da un mare più azzurro, feroce di squali,   
nel Pacifico, a sud dell'Australia. E aggiunse che certo   
il cugino pescava le perle. E staccò il francobollo.   
Tutti diedero un loro parere, ma tutti conclusero   
che, se non era morto, morirebhe.   
Poi scordarono tutti e passò moito tempo.   

Oh da quando ho giocato ai pirati malesi,   
quanto tempo è trascorso. E dall'ultima volta   
che son sceso a hagnarmi in un punto mortale   
e ho inseguito un compagno di giochi su un albero   
spaccandone i bei rami e ho rotta la testa   
a un rivale e son stato picchiato,   
quanta vita è trascorsa. Altri giorni, altri giochi,   
altri squassi del sangue dinanzi a rivali   
più elusivi: i pensieri ed i sogni.   
La città mi ha insegnato infinite paure:   
una folla, una strada mi han fatto tremare,   
un pensiero talvolta, spiato su un viso.   
Sento ancora negli occhi la luce beffarda   
dei lampioni a migliaia sul gran scalpiccìo.   

Mio cugino è tornato, finita la guerra,   
gigantesco, tra i pochi. E aveva denaro.   
I parenti dicevano piano: "Fra un anno, a dir molto,   
se li è mangiati tutti e torna in giro.   
I disperati muoiono cosi ".   
Mio cugino ha una faccia recisa. Comprò un pianterreno   
nel paese e ci fece riuscire un garage di cemento   
con dinanzi fiammante la pila per dar la benzina   
e sul ponte hen grossa alla curva una targa-rèclame.   
Poi ci mise un meccanico dentro a ricevere i soldi   
e lui girò tutte le Langhe fumando.   
S'era intanto sposato, in paese. Pigliò una ragazza   
esile e bionda come le straniere   
che aveva certo un giorno incontrato nel mondo.   
Ma usci ancora da solo. Vestito di bianco,   
con le mani alla schiena e il volto abbronzato,   
al mattino batteva le fiere e con aria sorniona   
contrattava i cavalli. Spieghò poi a me,   
quando fallì il disegno, che il suo piano   
era stato di togliere tutte le bestie alla valle   
e obbligare la gente a comprargli i motori.   
"Ma la bestia"  diceva "più grossa di tutte,   
sono stato io a pensarlo. Dovevo sapere   
che qui buoi e persone son tutta una razza".   

Camminiamo da più di mezz'ora. La vetta è vicina,   
sempre aumenta d'intomno il frusciare e ii fischiare del vento.   
Mio cugino si ferma d'un tratto e si volge: "Quest'anno   
scrivo sul manifesto: - Santo Stelano  
è sempre stato il primo nelle feste   
della valle del Belbo - e che la dicano   
quei di Canelli ". Poi riprende l'erta.   
Un profumo di terra e di vento ci avvolge nel buio,   
qualche lume in distanza: cascine, automobili   
che si sentono appena; e io penso alla forza   
che mi ha reso quest'uomo, strappandolo al mare,   
alle terre lontane, al silenzio che dura.   
Mio cugino non parla dei viaggi compiuti.   
Dice asciutto che è stato in quel luogo e in quell'altro   
e pensa ai suoi motori.    

sea
                                 


  Solo un sogno  
gli è rimasto nel sangue: ha incrociato una volta,   
da fuochista su un legno olandese da pesca, il cetaceo,   
e ha veduto volare i ramponi pesanti nel sole,   
ha veduto fuggire balene tra schiume di sangue   
e inseguirle e innalzarsi le code e lottare alla lancia.   
Me ne accenna talvolta.   


                                   Ma quando gli dico   
ch'egli è tra i fortunati che han visto l'aurora   
sulle isole più belle della terra,   
al ricordo sorride e risponde che il sole   
si levava che il giorno era vecchio per loro.   

Cesare Pavese

Uncas @ 20:13 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
domenica, 18 ottobre 2009 | in :
povera Italia

paraglide
Testo tratto da un incontro di Pietro Citati con Carlo Fruttero per la Repubblica

.... Qualche giorno fa, (Carlo Fruttero) l´ho trovato diverso: non più mestamente ironico, ma disperato, furibondo, collerico. Non l´avevo mai visto così. E dopo pochi minuti, trascorsi senza che la letteratura placasse e raddolcisse la sua anima, mi ha detto con voce alterata: «Siamo alla fine. Questo è l´otto settembre. Non vedi?».

E se io gli obbiettavo che il re e la regina non erano fuggiti a Brindisi, che i generali non avevano abbandonato a loro stessi un milione di soldati, e che non si vedevano ancora i carri armati nazisti, mi rispondeva con una voce sempre più acuta: «Non capisci. Non vedi. Non vuoi vedere. Non vedi che tutto si sta disgregando sotto i nostri occhi? Tutto è a pezzi, in rovina. Camminiamo tra i frantumi e i detriti. Non c´è più nulla che regga. Tutti blaterano. Tutti parlano per dire male. Non c´è pietà né comprensione. Dappertutto c´è rancore, odio, ferocia, senza che, in realtà, nulla distingua le idee degli uni da quelle degli altri. I magistrati calunniano i magistrati, gli uomini di chiesa gli uomini di chiesa. Tutti infieriscono contro tutti».

«Se penso ai democristiani di trenta o quaranta anni fa, continuò, mi sembrano dei giganti. Non riuscivo a distinguerli. Rumor era come Colombo, Bisaglia come Piccoli o Forlani. Avevano vissuto tra gli arcivescovadi, le sacrestie, le scuole e le associazioni cattoliche; e della loro esistenza nascosta conservavano una specie di profumo: un profumo di tisane, sonno, sudore, borotalco e marmellata di prugne.

Avevano la stessa faccia: un viso molle e un poco informe, il naso annegato tra le guance, i capelli tra il bruno e il biondiccio, gli occhi sbiaditi, un sorriso indeciso sulle labbra. Non ti guardavano negli occhi. Ti stringevano fiaccamente la mano. E, se cominciavano a parlarti, guardavano dall´altra parte».

«Non esibivano nessuna verità perentoria: le loro parole si perdevano in un bisbiglio materno e rassicurante. Non amavano la forza: né le costruzioni, i programmi, le decisioni, i progetti. Avevano un´idea passiva della politica. Lasciavano che le cose accadessero, e le assecondavano con una mano molle e paziente.

E se qualcuno si levava contro di loro, un istinto profondo li spingeva a non offrire resistenza, ad arretrare e ad abbarbicarsi al suolo. Finché il nemico si estendeva troppo, si spossava, si sfiniva; e allora essi lo avvolgevano, lo penetravano, lo trasformavano a poco a poco in loro stessi, con quell´arte dell´assimilazione in cui erano maestri. Era il metodo con il quale Kutuzov, in Guerra e Pace, sconfigge Napoleone».

«Pensa a cosa sono i politici di oggi: a sinistri demagoghi come Umberto Bossi e Antonio Di Pietro. Allora, gli elettori li avrebbero presi a calci. Non avrebbero nemmeno tollerato che si presentassero alle elezioni. Li avrebbero cancellati dalle liste elettorali».

«Oggi, in Italia, non esistono più uomini politici. Ne esiste uno: Giorgio Napolitano, che regge da solo sulle spalle l´intero paese. Se non ci fosse lui, tutto crollerebbe. Io non amo la politica, lo sai. Detesto quella mescolanza di forza, segreto, ipocrisia, arte del compromesso, che forma il carattere degli uomini politici. Esecro la loro presunzione di condurre la storia, come se guidassero una carrozza a cavalli.

Ma, mai come in questi anni, mi rendo conto che l´arte della politica è necessaria. Ci vuole la durezza, la tensione, la pazienza, il dono del futuro, il giusto orgoglio, la discrezione, il silenzio, che possedevano uomini come De Gasperi. Oggi sono qualità completamente assenti».

«Guardali, i politici del 2009. Vogliono soltanto una cosa: apparire, esibirsi, esaltarsi: naturalmente alla televisione. Sono figli della televisione, che li ha completamente contagiati e contaminati. Chiaccherano. Non hanno peso né riserve. Sono irreali, come la televisione. Pensano che il gradimento televisivo sia tutto, mentre non importa nulla. Non sanno fare né preparare. Tra pochissimo, non li vedremo più. All´improvviso scompariranno, insieme al nostro paese: come un corteo di nuvole, come un´accolita di fantasmi».

Fruttero si arrestò. Forse si vergognava di aver parlato tanto, e di aver alzato la voce, come un padre della patria. Si sedette. E cominciammo a parlare delle lettere che Flaubert aveva scritto per anni a Louise Colet, al tempo di Madame Bovary.

Uncas @ 08:43 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
venerdì, 16 ottobre 2009 | in : violenza, eluana englaro
DETTOBUGIIIIIIIA

“Gli ultimi giorni di Eluana”, titola il Corriere della Sera in prima pagina, presentando “il libro di Beppino Englaro”, scritto insieme alla giornalista Rai Adriana Pannitteri. Ma non è un vero scoop, quello del quotidiano milanese: il libro non è scritto dai testimoni oculari dell’agonia di Eluana, come potrebbero far credere i titoli degli articoli dedicati al suo lancio. Beppino Englaro in quei giorni non era a Udine: secondo quanto risulta dalle cronache, ha visitato sua figlia alla clinica “La Quiete” subito dopo il suo trasferimento notturno da Lecco, quando ancora era alimentata ed idratata, e poi l’ha rivista dopo morta, all’obitorio.

Il nuovo libro infatti è scritto insieme a una giornalista, e la vicenda è stata ricostruita tramite documenti – come il testo della relazione ufficiale del perito della Procura di Udine, riportato nell’anticipazione – e testimonianze, analogamente a libri già pubblicati da altri autori – giornalisti e bioeticisti - ciascuno dei quali racconta la storia di Eluana dal proprio punto di vista. Il nome di Beppino Englaro in copertina è un richiamo importante, e sicuramente molte pagine saranno dedicate ai suoi sentimenti ed alla testimonianza di come lui – soltanto lui - ha vissuto quei giorni. Ma quel che è accaduto a Eluana quando non è stata più nutrita e idratata, dentro la stanza costruita appositamente nella clinica, suo padre e la giornalista co-autrice non lo sanno per esperienza diretta: anche a loro è stato raccontato da altri, da quelli che erano là.

Nei suoi tantissimi interventi pubblici, Beppino Englaro ha ripetutamente dichiarato di ritenere insopportabile che sua figlia giacesse in un letto «in balìa degli altri»: in effetti, ci è stato detto che quando è morta Eluana stava da sola, e quindi non era in “balìa” di nessuno.
La sua fine è arrivata improvvisamente per tutti – almeno così si disse allora – o forse, più probabilmente, nessuno fra chi la assisteva si era accorto che stesse morendo; d’altra parte gli ultimi giorni della sua vita Eluana li ha passati fra gente estranea, che di lei aveva letto e sentito parlare, ma che non la conoscevano personalmente e non se ne era mai preso cura prima: basti pensare che per capire come calmare i suoi pesantissimi attacchi di tosse, i personale sanitario a Udine, costituito in associazione per accompagnarla alla morte, ha dovuto chiedere aiuto nottetempo ai colleghi di Lecco.

Gli autori del libro, insomma, hanno ricostruito la cronaca degli ultimi giorni di vita di Eluana, e suo padre è senza dubbio il protagonista assoluto di tutta la vicenda, quello che l’ha creata e che ne ha preso le decisioni fondamentali, ma non è il testimone diretto della sua agonia.

Su un punto, però, le anticipazioni diffuse hanno colto nel segno: «Non va più dissetata», è scritto in un titolo, con le virgolette. I titoli, si sa, indicano il contenuto dell’articolo, e soprattutto ne danno la chiave interpretativa, e come riassumere meglio di così la sottrazione dell’acqua ad una persona che ne ha bisogno ma non è capace di bersela da sola? Una volta tanto – forse per motivi di spazio, ma non ci importa – non c’è il linguaggio tecnico, tanto spesso utilizzato per far pensare ad un atto terapeutico, ma viene usata la parola più corretta, più adeguata: Eluana non è “idratata”, ma “dissetata”. Insomma, Eluana, come tutti noi, aveva bisogno di acqua per bere, quando aveva sete.
È morta da sola, il 9 febbraio del 2009 (e non diciassette anni prima, come qualcuno blaterava), perché non gliene hanno data più. E nonostante la fine della sua esistenza sia stata voluta, prevista, resa legale, descritta e resa pubblica come poche altre, nessuno ce ne potrà mai veramente raccontare gli ultimi istanti.

DA
Salute Femminile
Uncas @ 10:05 | commenti (1)(popup) | commenti (1)