lunedì, 24 gennaio 2005 | in :

Chi salva una vita salva  il mondo intero.

dal Talmud

Uncas @ 23:18 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
giovedì, 20 gennaio 2005 | in :

a proposito di referendum 

Se è la forza che crea il diritto,

l’amore non ha posto in questo mondo

Padre Gabriel - Mission

Uncas @ 14:38 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
domenica, 16 gennaio 2005 | in :

le mutande

DG1229

" ... oggi solo pochissimi possono permettersi di avere una personalità. I cantanti, i calciatori, le attrici, la gente che sta in televisione, loro esistono veramente e fanno quello che vogliono, ma tutti gli altri non sono niente e non saranno mai niente. Io l'ho capito fin da quando ero piccola così. La nostra sarà una vita inutile. Mi fanno ridere le mie amiche che discutono se nella loro comitiva è meglio quel ragazzo moro o quell'altro biondo. Non cambia niente, sono due nullità identiche. Noi possiamo solo comprarci delle mutande uguali a quelle di tutti gli altri, non abbiamo nessuna speranza di distinguerci. Noi siamo la massa informe". 

da Repubblica.it

l'intero articolo http://www.repubblica.it/2004/j/sezioni/cronaca/avezzano/jeanslodoli/jeanslodoli.html

Uncas @ 09:20 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
mercoledì, 12 gennaio 2005 | in :

E lo tsunami??

.... sono tornato a casa, ho guardato televideo e non trovo più notizie, lo stesso quando qui da me il terremoto, dopo un mese, non faceva più notizia, ma la gente era ancora nelle tende o nei campi d'emergenza (ci sta ancora oggi dopo oltre sette anni) e altri, anche molto sensibili, han voltato la faccia altrove .... mi torna ancora in mente Pavese, con le sue spiagge ... strano come uno come lui (come me) nato in una regione senza il mare (come la mia) ami tanto le spiagge .... ricordate "i mari del sud", la sua prima poesia?? 

Mito

Verrà il giorno che il giovane dio sarà un uomo,
senza pena, col morto sorriso dell’uomo
che ha compreso. Anche il sole trascorre remoto
arrossando le spiagge. Verrà il giorno che il dio
non saprà più dov’erano le spiagge d’un tempo.
Ci si sveglia un mattino che è morta l’estate,
e negli occhi tumultuano ancora splendori
come ieri, e all’orecchio i fragori del sole
fatto sangue. È mutato il colore del mondo.
La montagna non tocca più il cielo; le nubi
non s’ammassano più come frutti; nell’acqua
non traspare più un ciottolo. Il corpo di un uomo
pensieroso si piega dove un dio respirava.
Il gran sole è finito, e l’odore di terra,
e la libera strada, colorata di gente
che ignorava la morte. Non si muore d’estate.
Se qualcuno spariva, c’era il giovane dio
che viveva per tutti e ignorava la morte.
Su di lui la tristezza era un’ombra di nube.
Il suo passo stupiva la terra.
                                             Ora pesa
la stanchezza su tutte le membra dell’uomo,
senza pena: la calma stanchezza dell’alba
che apre un giorno di pioggia. Le spiagge oscurate
non conoscono il giovane che un tempo bastava
le guardasse. Né il mare dell’aria rivive
al respiro. Si piegano le labbra dell’uomo
rassegnate, a sorridere davanti alla terra.
[ottobre 1935]  

Uncas @ 23:20 | commenti (1)(popup) | commenti (1)