martedì, 31 luglio 2007 | in : politica, ridere

notizie che non vorremmo mai leggere ...

 

bocciata la candidatura di Cangini alle primarie dell'Unione: non è stato sufficiente lo slogan "Governare bene la montagna per governare bene l'Italia e l'Europa" ... purtroppo non sto scherzando

Uncas @ 08:03 | commenti (popup) | commenti
lunedì, 30 luglio 2007 | in : umbria, rule breaker

DOVERI NEGATI

 

Si è a lungo dibattuto nei mesi scorsi, anche in questo blog, sui "diritti negati" alle coppie di fatto e anche in questo blog nessuno è stato capace di dirmi quali siano i diritti che si suppongono "negati".

La Corte d'Assise di Milano interviene a chiarirci le idee. La notizia - ovviamente - è passata sotto silenzio.

 


 

A Perugia l'ennesima strage mancata per droga: due disgraziati "genitori" sono venuti da Viterbo per farsi la "pera" con i bambini sul sedile posteriore della macchina, il giornalista del TG3 Alvaro Fiorucci ha dato con enfasi la notizia non mancando di sottolineare in due diversi servizi, che il mercato della droga da queste parti è "sempre aperto" e a "prezzi convenienti" ... manca solo il 3x2 e la tessera dei bollini fedeltà e siamo a posto ... ora anche i (mi dicono pochi) drogati che non lo sapevano arriveranno in città ... 


A Bologna una mostra dal titolo "la Madonna piange sperma" non è stata ritenuta blasfema dal Procuratore Capo Enrico Di Nicola perchè si è "informato ... studiando anche il fine settimana" ed ha scoperto che "manca l'offesa a immagini o persone rappresentative del culto".

Come non ricordare che un ministro della Repubblica si dovette dimettere per aver indossato una maglietta con delle vignette che ritraevano il profeta Maometto?

Quanto alle informazioni del Procuratore Capo ... chissà dove le ha prese ... non certo qui.


Le immagini fanno riferimento a percorso ed arrivo del Pellegrinaggio mariano da Macerata a Loreto durante il quale, anche quest'anno, 65 mila pellegrini hanno percorso nella notte 28 chilometri dietro un'immagine che "non è rappresentativa di culto" ... ma questo al signor Procuratore Capo non lo diciamo ...

Uncas @ 14:51 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
sabato, 28 luglio 2007 | in : tempi moderni

vacanze romane

collage-trashpizzi_exc

ero al Colosseo l'altra sera, mi auguro che i Carabinieri non siano impazziti e mi immagino abbiano sempre di meglio da fare che arrestare due che stanno pomiciando ...

ma quello che descrive Pietrangelo Buttafuoco nell'articolo che segue è reale ... nulla da aggiungere:

Pietrangelo Buttafuoco per Panorama
Fotografie di Umberto Pizzi


Che porci, i porci della comitiva dei gaudenti romani. Moralisti e storici non possono che spalancare il sipario sulla dissoluzione e ingraziarsi l’osceno nell’obbligo voyeuristico. Guardate dunque: libbre perfino frolle di carne esposte su tiranti autoreggenti che fanno il porno quotidiano di Roma, l’eterna scrofa. Anni e «dibbbattiti» sul femminismo per piegare le donne alla deturpazione botulinica del corpo e farle simili a indistinti transessuali, ovvero macchine da letto senza più morbidezze, fianchi e cicce, ma solo e solamente buchi.
Guardate: una ragazza s’appecora. La torsione del busto impegna la triangolazione di gambe, tacco e dita: sta esplorando l’antro impudico. Il flash assapora l’acido velame di un effetto lucido. È (s)vestita con un abituccio zebrato.

 

Guardate: un’altra si tocchiccia la «pertusella» su una tavola imbandita nel frattempo che scaraventa le poppe da un affaccio, una camicia bianca stretta. È bionda la Poppea, è «bona» assai. Guardate.
E pensate: anni ed emancipazioni per approdare all’involuzione del femminile. Sono signore che si comportano come uomini ed è per questo che fanno le cose più maschie: fumano, ostentano, si sbatacchiano, sbattono al muro la più ghiotta fra le prede di una sera. Nel segno maldestro della rappresentazione caricaturale. Guardate: sono due gran belle cosce quelle della signora Rita Rusic, già produttrice-protettrice di talenti cinematografici, adesso parata e, definitivamente, rappresentata sub specie «infermiera sorca». Si dirà: «Quentin Tarantino è il suo modello». Sì, buonasera. Pensate. Pensatelo.
E però: che piacere, il piacere. È l’eterno dominio della «Bona Dea», il mai sopito culto della prostituzione sacra nella città ospitale: «Il canale di scolo dell’umanità» dice con deforme arguzia padre Celeste, monaco cappuccino di via Veneto. «La solennità del vizio» aggiunge. Ne fa un proclama di dolcezza in fondo il monaco. È giorno pieno e le facce dei passanti sono ministeriali, nulla di peccaminoso li attraversa.
Le foto arrivano di sera. Sul marciapiede di fronte, lungo la strada che fu di Ava Gardner e Walter Chiari, la libreria Arion accoglie un evento di gradevole mondanità: la presentazione dell’ultimo libro della scrittrice glam Januaria Piromallo. Titolo: Bella d’annata, il fascino irresistibile delle donne mature ma non troppo cresciute. Che dolcezza la vita, tutto a Roma è irresistibile, e tutto ritorna a Johann Jakob Bachofen e al suo Matriarcato. Ritratte nell’apoteosi della pop mistica contemporanea le femmine romane di oggi sono ancora le Arbuscola, le Tertia e le Citeris di tempi e tempi fa. Chissà cosa faranno mai di giorno: la depilazione, lo shampoo, il taglio delle unghie, i versamenti degli assegni familiari.
 

Guardate: si divertono un sacco le matrone, ma solo a partire dalla sera tardi. E se la filologia greco-romana mi soccorre, Muccassassina, la discoteca romana delle figure sessuali indeterminate, l’ara sacrificale di Vladimir Luxuria, è il luogo della notte gioiosa e buia. Che piacere, il piacere. Che trionfo d’ilarità è la festa. È la notte della «perversitas», la messa in mostra attiva e passiva del corpo. Solo che qualcuno poi accende la luce.

Guardate, guardatele: si guardano in faccia, la mano corre al filo del perizoma incastrato nelle chiappe, scendono dal tacco e come Adria di Vita e morte di Massimo Bontempelli, come la signora che «si chiude dentro casa e non esce più», anche loro non escono più. Di notte capita che le signore si lecchino un po’ tra loro, per gioco (guardate, che slurp). È la festa. Le signore agitano e frullano sottovesti e sudori, svolazzano, fanno guazza e ricotta e poi pipì, ma leste leste corrono verso la ritirata prima che la cocaina spinga nello sfintere più trista urgenza.
 

Pensate: la mattina si svegliano e si ritrovano con l’alito guasto, le monelle. Guardate: c’è pure quello che disturba le dirette televisive, il tipo con i preservativi in mano. Lui non ostenta elaborazioni glossiche. Solo bacetti con uno, un altro, dopo di che sprofonda sulle tette di Milly D’Abbraccio. Ma solo per farne un cuscino. È ninna nanna per lui. È tutto uno spartire il proprio corpo con chiunque. E cosa non è infine questa matrona romana, guardate: è l’equivoco afroditico, è la carne dell’immaginario intesa come condizione onorata della rovina sociale. Non è solo per cortesia di avidità goduriosa che si decide di evadere nella decadenza, imbellettarsi è un destino.

Guardate dunque: una stangona bionda nuda (calzante solo stivali d’arrapo e capezzoli duri) si trascina un nano enfio di sola panza, debitamente esposta fino al peduncolo di una sgorbia mentula. Guardate (cronisti e soloni nulla possono) e ci soccorre allora solo la cronaca: gli scatti di Umberto Pizzi, il massimo dei fotoreporter del costume romano e, in ragione di ciò, vetta della letteratura. Come lui (come Pizzi, il compilatore di un album Satyricon costantemente aggiornato su Dagospia) c’è Petronio. Come lui, dunque, Federico Fellini. Come Pizzi infine, solo Luciano Canfora, se vi prende la briga della storiografia sofisticata. Oppure Pierre Klossowski, la filosofia.
E, infatti, Le Dame romane sono loro: ludi scenici totalmente blasfemi squadernati su stampa digitale. Croci precipitate negli abissi di tette, poppe offerte all’occhio ormai orbo di ogni flebile erezione, frocetti da scannatoio a far da contorno e (guardate) un rachitico manager del pelo, il furbissimo (e magari benemerito) Riccardo Schicchi, titolare della premiata ditta porno Diva futura, ritratto in mutande nel frattempo che Milly D’Abbraccio mette mano in direzione della mentula e glielo/a tasta.
 

E infatti questi sono i fatti e, pensate, Roma si racconta in quattro modi diversi. La prima è quella del Ratto delle Sabine, la storia, il piacere, lo scandalo tra gli scandali, lo stupro esibito come strumento di potere. Questa selvatica Roma conclude il suo ciclo con Lucrezia violentata «per mano» di Tarquinio il Superbo. E la seconda Roma, invece, è quella di Caligola, quella dell’ellenismo dell’Asino d’oro, ovvero la sceneggiata giunta a noi per tramite della rivisitazione pop di Roma, quell’americanata di sesso, droga e cetra rock di gran successo e dubbia filologia che tanto avvicina a una certa idea dell’onnipotenza fottitoria.

Pensate, poi, la terza Roma. È quella del grasso Papato del Cinquecento. Si dirà: «Là dove ci sono campane ci sono sempre puttane». È ben detto. E quindi i grandissimi Borgia con una Lucrezia, un’altra, a far da nemesi. È il cattolicesimo pronto a coniugarsi coi misteri pagani quello della terza Roma, è la potenza olimpica dell’arte offerta alla pietas della sontuosa sagrestia. Pensate: la magnificenza carnosa della Cappella Sistina ha ragione d’essere solo nella leccornia prevaricatrice del Papato, così il sublime artifizio del potere con la «fabbrica di San Pietro». La meta del trionfo terreno foraggiata dalle indulgenze, una fabbrica non ancora toccata dalla tetra e cupa eresia luterana, Dio ce ne scampi. Meglio un tango con il principe Giovanelli (guardate).
 

La quarta Roma, sabauda per disegno della Provvidenza, la stessa che arriva ai nostri giorni, è invece quella dei salotti di Gabriele D’Annunzio. Poeta immenso, instancabile cercatore di amori, il romanziere della perfezione erotica (a sua volta ritratto cinematograficamente da Luchino Visconti per far morire l’autunno dolcemente sulle labbra di Laura Antonelli) è colui che forgia la Roma dai nomi desueti. Ancora una volta Lucrezia. E ancora una volta Il piacere. E poi lasciare presagire Claretta, l’amante venuta dai Parioli.
Cronache di ieri uguali a quelle di oggi a loro volta perfette a uniformare nel protrarsi dell’Urbe quelle dell’altrieri a dispetto della severità dei cesari, della santa pazienza di Romana Chiesa e dell’amorevole filantropia di Walter Veltroni. Croniche in «dispitto» ai nuovi trasgressivi che, «je piacerebbe», vorrebbero innalzare nuove depravazioni quando Roma già di suo fa dell’empietà la ragione sociale, il marchio, lo statuto di malizia e impostura.

Guardate: ad azzardare un altro paragone, nelle sequenze degli scatti Pizzi ci mette il ritmo degli epigrammi. Guardate: solo Marziale può mostrare la faccia mesta e reclusa di Amedeo Goria stretto tra due dame. Solo Marziale. E Pizzi. Che mestiere il vivere romano. Il lenocinio degli umanoidi di rango dediti all’obbrobrio nella parte di terra laziale (parte dove pure abita il Santo Padre) è un compito di troppo ardua estetica. Certo, il colonnato della sacra Città Vaticana allunga le sue bretelle d’ombra addosso al Tevere, ma è guado di liquame osceno quello che dal fiume poi esala nell’etere e corre tra i ponti. E sono le etere, le zoccole, le puttane, ad amministrare il rito politico dell’infinito provvisorio. Ha ben annotato Pierre Klossowski: «I lenonia sono appena un surrogato»

Sempre a mezzo tra la fine della repubblica e il nascente impero. Dalle province dell’Impero arrivano i trionfi della Magna Grecia, come gli ingegni di Calabria, come Mario Caligiuri, scienziato della politica, che mette mano alla fisiognomica della gens romana per farli diventare tutti barbe finte, nientemeno che gli agenti segreti alla scuola di Francesco Cossiga. Un idolo del reportage fotografico, il presidente. Idoli tutti gli agenti segreti da impegnare, tra la fine della Repubblica americana e il sorgere dell’Impero d’Eurabia, nella ghiotta Vallettopoli.

Si dirà: «L’esibizione rivela la crisi». Il potere nell’apogeo mostra la virilità piuttosto che la copula, nello sfasciarsi del rito politico il godimento libidinale è solo l’istante che precede la necessità di accendere la luce e tirar su le mutande. Pensate: come un tempo, come sempre. Come per tutte le quattro possibilità di essere Roma. Compresa quest’ultima dove non si limitano a farsele, le matrone, ma ce le fanno vedere. Con la smorfia sazia dello slurp (guardate).

Dagospia 27 Luglio 2007

Uncas @ 11:52 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, 20 luglio 2007 | in : tempi moderni, copioincollo, libertà, rule maker

Può la vergogna essere un motore dell'etica?

sembra che oggi - che nessuno sembra più vergognarsi di nulla - ci sia ancora chi lo pensa.

La ricetta è semplice: vuoi un mondo più pulito? Puliscilo!!

Reinhold Messner
"Basta con le parole, i montanari puliscano e diano il buon esempio"

ENRICO MARTINET

Reinhold Messner, il re degli ottomila, dice: «Sono stato alpinista, ora sono montanaro». E ancora: «Basta chiacchiere. Bisogna fare, pulire, dare il buon esempio e le Alpi si salveranno, almeno dall’immondizia».

Dai ghiacci affiora l’inciviltà degli uomini?
«I ghiacciai si sciolgono ed emergono le macchie della nostra colpa. Certo, non mi tiro indietro, ci sono anch’io fra i colpevoli. Vien fuori l’immondizia dalla Seconda guerra mondiale ai giorni nostri».

Ma alle alte quote, accanto ai bivacchi, gli alpinisti non danno buona prova di sé, abbandonando di tutto, dalle scatolette di tonno alle bottiglie di plastica.
«Guardi, non più di prima. Non penso ci sia un peggioramento. Sa quali sono i punti? Il concetto di responsabilità e la vergogna».

Cioè?
«Uno raggiunge una cima, oppure entra in un bivacco. Arriva in un luogo che non è suo. La sua responsabilità finisce dove finisce la sua proprietà. Noi tutti sentiamo meno la responsabilità di tenere come nostro un luogo o una cosa comuni. Ma se troviamo un piede di una montagna o un bivacco puliti, allora scatta la vergogna. Ci vergogniamo di lasciare anche un pezzo di carta in terra».

Basta dare il buon esempio, dunque. Sicuro che sia proprio così?
«Io l’ho provato nel mio castello-museo nel centro di Bolzano. Trovavo cicche di sigaretta e altro. Raccoglievo e pulivo. Funziona, sì funziona. Dove è pulito è più difficile sporcare, dove invece ci sono rifiuti è quasi naturale lasciare altra immondizia».

Questa ricetta, in realtà, sembra molto semplice. Pulendo si risolve il problema dei rifiuti lasciati sulle montagne?
«Le cose più semplici funzionano. Non è nient’altro che l’etica del fare. Fare solo dopo aver pensato, ben inteso».

Ma come fare?
«Di nuovo con la semplicità. Ogni gruppo di guide alpine o di alpinisti locali faccia campagne di pulizia sulle sue montagne. Di mezzo, badi bene, c’è anche un concetto economico. Se noi montanari non siamo capaci di tenere pulite le nostre montagne finisce che nessuno ci verrà più. Verranno scelte altre catene montuose, altri rifugi, altri bivacchi».

Lei è stato di Mountain Wilderness, il movimento ambientalista internazionale nato nel 1987 per rispondere con efficacia e tempestività alla domanda di aiuto che le montagne sembrano rivolgere.
«Appunto, ne parlo al passato. Mi rendo conto di essere cinico e scettico. Me ne sono andato da tutte queste associazioni perché mi sono accorto che si perde tempo in chiacchiere. Si fa un gran parlare di montagne selvagge, di tutela dei boschi e chissà di cos’altro. Convegni, prese di posizione, appelli. E io dico che quel tempo è finito. L’ambiente va rispettato e allora bisogna andarci e dare l’esempio. Questa è l’etica da divulgare, da far comprendere. Il resto è roba da salotti. Io faccio musei per insegnare le Alpi e gestisco tre masi come montanaro-allevatore. E’ dura, ma è questo che serve».

L’esempio sopra ogni cosa?
«Sì, assolutamente. Sono stato giudicato per quanto ho fatto come alpinista. Ora sono stufo di esserlo per quanto dico, voglio essere misurato di nuovo su quello che faccio da montanaro, sia nel campo della cultura alpina sia come chi mette le mani nella terra».

Uncas @ 17:07 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
mercoledì, 18 luglio 2007 | in : tempi moderni, res publica, umbria

il traffico

il traffico a Perugia, oggi è un problema come nella Palermo di Johnny Stecchino, tutti i dipendenti pubblici - e in Umbria sono tantissimi - che corrono a timbrare personalmente il cartellino ...

Successe la stessa cosa alcuni mesi fa, in Regione Umbria, un dipendente subito fantasiosamente ribattezzato "gola profonda", che doveva far carriera ed avanzare a dirigente, fece nomi e cognomi dei fancazzisti, ci furono i blitz, le telecamere nascoste, furono beccati in palestra dipendenti e dirigenti che risultavano in ufficio ... e la barista di piazza del Bacio commentò: "da due giorni non si vende un caffè fuori dalla pausa pranzo, aspetta un paio di settimane e tutto tornerà come prima!!"

E così è stato.

Viviamo in una Regione che fa parte di un paese dove non si può toccare chi ruba lo stipendio, l'orribile caso del professor M. ce lo conferma, il professor Pietro Ichino, per aver osato dire che nella Pubblica Amministrazione più che premi a pioggia occorre punire i "fannulloni" vive sotto scorta.

E in questo contesto i sindacati cercano di far passare come "usuranti" lavori come "maestre d'asilo", "addetto al call center", "doganiere".

Quando, nell'arco di una generazione, si passa dal definire il lavoro da "nobilitante" ad "usurante" il problema non è nei blitz, ma nell'educazione dell'uomo.

Uncas @ 07:58 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
lunedì, 16 luglio 2007 | in : tempi moderni

CONTROLLATEMI!

Claudia Muro

Claudia, la vittima di uno degli ultimi tragici incidenti

I controlli su chi guida in stato d'ebbrezza, in Italia sono un quarantesimo che in francia (il 2,5% per chi ama i numeri) lo dice Beppe Severgnini: vangelo.

Chi ha avuto punti tolti dalla patente per eccesso di velocità, ha subito trovato un nonno a cui far massacrare la patente ... il danno e la beffa di scoprirsi anagraficamente condannato a diventare il cimitero dei punti tolti in attesa di finire all'arberi pizzuti per davvero ... ora che molti automobilisti virtuosi si troveranno con 24 punti sul "permis de conduire" in famiglia ci sarà sempre qualcuno che accetterà di buon grado di farsi scalare i quattro punticini in eccesso al posto di quello che "con l'auto ci lavora" ...

Intanto ci sono fenomeni come questo "signore" che dicono "no alle pratiche proibizionistiche" dimenticando che nei loro locali già dovrebbero essere applicate le norme (vigenti, non da emanare) che prevedono di non  vendere alcoolici a chi è già bell'e 'mbriaco ... 

Intanto mi domando come mai a marzo la rivista specializzata in autoveicoli per eccellenza - QUATTRORUOTE - lanciava l'allarme sugli amicidi "ad auto armata" e solo oggi i nostri politici scoprono l'ennesima emergenza ... i nuovi etilometri che il Ministro ordina oggi, saranno disponibili - espletate tutte le procedure, le gare, gli appalti - non prima di settembre: intanto ci prepariamo ad una lunga estate di paura.

l'articolo di QUATTRORUOTE marzo / 2007

TROPPA GRAZIA PER I PIRATI

Uncas @ 15:23 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
venerdì, 06 luglio 2007 | in : storia, mondiali

12 mesi fa ... 

Uncas @ 23:45 | commenti (popup) | commenti
giovedì, 05 luglio 2007 | in : ridere

medicine alternative

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le industrie farmaceutiche sono avvertite: basta pillole, pasticconi, pomate, capsule e supposte: da oggi il Servizio Sanitario Nazionale opta per medicine alternative, naturali, biologiche, no OGM, IGP ... e le uniche ricette che verranno distribuite le trovate qui.

Uncas @ 16:09 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
lunedì, 02 luglio 2007 | in : storia, tempi moderni, violenza, copioincollo

magistra vitae ter

come è andata a finire?

ho scovato nel blog http://www.lucianogiustini.org/ una trattazione critica sistematica del filmato della BBC.

clicca sull'icona per scaricare

SEX CRIMES una critica

E' fatta bene ed espone per filo e per segno - cosa che io sono negato a fare - argomenti e tesi a confutazione: molti sono stati anticipati nelle precedenti due puntate (1 e 2) su questo blog.

Uncas @ 14:06 | commenti (2)(popup) | commenti (2)