profumo di seggio

Caro Marco,
leggo quanto scrivi delle emozioni che si provano entrando al seggio.
A me va di raccontarti quanto ho provato presiedendo una delle 61.062 sezioni in cui si è celebrata la “liturgia democratica”.
Premetto – per far fuori ogni dubbio – che ho fatto parte di un seggio elettorale per la prima volta 25 anni fa, che ho ricoperto praticamente ogni ruolo funzionale all’esercizio del voto: sono stato segretario di seggio (tre volte), rappresentante di comitato referendario (una volta), rappresentante di lista (una volta), scrutatore (sei volte), presidente (cinque volte) e perfino guardia armata (una volta).
Nel tempo ho maturato la convinzione che i famosi “brogli” di cui TUTTI parlano prima e dopo le elezioni (stavolta c’erano persino dei delegati dell’OCSE a vigilare sulle elezioni italiane!) sono impossibili se uno solo dei componenti del seggio è nominato al di fuori delle indicazioni dei partiti (o, che è lo stesso, se almeno due sono nominati da partiti che non vanno d'accordo).
Allo stesso tempo, però, il livello demenziale dei regolamenti di seggio, sembra scritto da qualche burocrate bizantino-borbonico che costringe i malcapitati componenti della sezione elettorale a esercizi di pazienza e pratiche amanuensi che sfiancherebbero un monaco trappista: capita che in una busta vada sigillato il timbro della sezione e all’esterno della stessa DEBBA essere apposto il timbro (che sta già chiuso dentro); capita che una volta sigillate le urne, le schede non vidimate, la sala delle votazioni e preso ogni prescritta cautela, si scopra che le finestre del seggio non si chiudono, si chiami il Comune del posto per farlo presente, e ti rispondano “metteteci più scotch!!” (sulle finestre …); capita che un partito approfitti della possibilità di nominare un membro effettivo e uno supplente per la Camera e per il Senato e che l’edificio venga presidiato da 12 rappresentanti di lista con tanto di distintivo (dodici!!) che si incazzano se fai loro notare che “supplente” significa che l'“effettivo” è impossibilitato ad essere presente; capita che le televisioni facciano a gara nel mostrare vip o presidenti di repubblica-camera-senato-regione che imbucano la loro scheda nell’urna a favore di telecamera, mentre invece la dovrebbero consegnare al Presidente del seggio che dovrebbe provvedere a metterla nell’urna giusta; di conseguenza capita che il primo politichetto locale, in un delirio di onnipotenza, si senta autorizzato a fare la stessa mossa, senza telecamere, e dia di matto se non glielo consenti, e poi ti manda al seggio tutto il parentado a fare la stessa scena; capita che il Sindaco del luogo autorizzi per decreto il giorno prima delle votazioni, alcuni cittadini stranieri a votare; capita che venga stabilito che chi porta un cellulare in cabina elettorale, sia passibile di una multa da 300 a 600 euro e debba essere arrestato per un minimo di 3 ed un massimo di 6 mesi … e ti chiedi perché mai uno sfrattato di Roma non si faccia arrestare pagando bellamente la sanzione (e dove lo trova vitto e alloggio per sei mesi a 100 euro al mese??)

E vogliamo parlare dei materiali?
La busta che deve contenere TUTTE le schede valide è in carta semplice e in formato A3 ma quella in cui va riposto l’estratto del verbale, è in carta telata e in formato più grande (la prima si sfonda, la seconda la controlli trenta volte perché sembra sempre e comunque vuota); i colori delle buste sono fatti a caso, a nessuno viene in mente che la busta piccola gialla va dentro la busta media gialla che va dentro la busta grande gialla … troppo semplice; per risparmiare, il nastro adesivo è quello di quattro consultazioni fa, non attacca manco se smoccoli, la colla è in stick, ma fino a 4 – 5 anni fa c’era ancora la coccoina, col suo bel vasetto a forma di torcolo e il pennellino sempre costantemente impiastrato secco; le penne non scrivono, se chiami in Comune per farlo presente si mettono a ridere (30 sezioni per 5 penne a sezione, per 30 centesimi a penna …) se le porti da casa passi da coglione (o comunque ti senti tale) ma se dopo che ne hai portate 6, ti ritrovi a scrivere il verbale con l’ultima rimasta (le altre hanno preso il volo), ti senti povero fra i poveri (e forse in fondo lo sei davvero).
Veniamo ai compensi: per 33 ore di lavoro (in due giorni e mezzo di cui uno festivo) il Presidente di seggio riceve 230 euro circa (compresa usura macchina) lo Scrutatore circa 145 (sempre se autorizzato a prendere la macchina) fanno meno di 7 e poco più di 5 euro /ora rispettivamente: se non “fortemente motivato” da spinte ideali o da imposizioni partitiche – ideologiche, nessuno lo farebbe, io non lo rifarei, tu lo faresti?
Eppure pensi che anche questo è un modo di celebrare la democrazia, io penso che mia nonna ha potuto votare per la prima volta a 46 anni, che un paio di miliardi di persone al mondo non ha mai visto un'elezione democratica, che io a 18 anni e due mesi ero già segretario al seggio delle europee, che anche questa è una di quelle cose che vanno sotto il nome di progresso, che vanno tutelate dai “Ras del quartiere” che le vorrebbero far diventare una sagra di paese, penso che non è giusto che i seggi siano terra di conquista del “maggior partito meglio organizzato e più cappilarmente disposto a te avverso”, pensi che l’ultima volta che socialisti e comunisti sono spariti dal Parlamento, è comparso un dittatore, che organizzava le elezioni esattamente come oggi vorrebbero fare i nuovi “democratici” e questo, in fondo in fondo un po’ ti spaventa.
E poi penso al mio amico che fu ad una passo dall’entrare in clandestinità con le BR, che diceva che in Italia la perdita di copertura politica per gli opposti estremismi (fuori Bertinotti, fuori Storace), aumenta il rischio di terrorismo interno.
La strada è lunga, la democrazia imperfetta e le chiacchiere stanno a zero: ora che Prodi non c’è più (e nemmeno Previti) le scuse sono finite: al lavoro!





