venerdì, 14 marzo 2008 | in : politica, birmania, tempi moderni, res publica, gaffe
il Padrino ride
godfather
eppure ci sono elezioni politiche nazionali, eppure si parla da mesi di emergenza rifiuti in Campania (entro due settimane sarà un'emergenza sanitaria: arriva il caldo), eppure ci sono elezioni amministrative in Sicilia ... ma nessuno parla più di crimine organizzato, e chi lo fa finisce come Roberto Saviano, tutti lo vogliono e nessuno lo aiuta, eppure i magistrati trovano il tempo per ascoltare 35mila testimoni ... ma non per scrivere le motivazioni di una sentenza ...
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ANCORA ULTIMO – INQUISITI, PUNITI, COSTRETTI A CONGEDARSI – GLI UOMINI CHE ARRESTARONO TOTÒ RIINA, COMPRESO IL CELEBRE CAPITANO ULTIMO (CHE ORA SI OCCUPA DI AMBIENTE), SONO STATI MESSI AI MARGINI…

Elena Porcelli per “Panorama”
Inquisiti, puniti, costretti a congedarsi, relegati in uffici lontani dalle indagini più calde. Che fine hanno fatto gli uomini che arrestarono Totò Riina? La domanda sorge spontanea dopo l’inchiesta che ha coinvolto il maresciallo dei carabinieri Riccardo Ravera, nome di battaglia Arciere, l’uomo che ha messo le manette a Totò Riina.

Ravera ha saputo dai giornali di essere indagato dalla procura di Torino per concorso in estorsione, lo scorso 8 dicembre. L’inchiesta riguarda il furto degli arredi, per un valore di oltre 20 milioni di euro, della palazzina di Stupinigi. Il maresciallo è riuscito a ottenere che i ladri li restituissero in cambio di un riscatto di 250 mila euro. Naturalmente ha trattato con personaggi loschi. Ma non ci ha guadagnato nulla, tranne una medaglia al valore, che ora è pronto a restituire, perché «il prezioso simbolo non venga infangato» come ha scritto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Arciere vive adesso nella condizione di indagato e aspetta di essere convocato dai magistrati per poter chiarire la situazione. «Non si capisce di quale colpa si sarebbe macchiato il mio cliente» dichiara Loredana Gemelli, l’avvocato di Ravera. «Tutte le sue mosse sono state concordate con i suoi superiori, che però si sono rifiutati di rispondere alle mie domande e di aiutarmi a scagionarlo. L’idea di perdere l’onore lo sconvolge».

Un sentimento difficile da capire per chi non è un militare, ma fondamentale nella psicologia di tutti gli uomini del Crimor, il nucleo di una quindicina di carabinieri, guidato da Sergio De Caprio, più noto come capitano Ultimo, che è stato smantellato e disperso nel 1997. “Panorama” ha ricostruito che cosa fa ora ciascuno degli uomini che hanno lavorato alla cattura di Totò ’u curtu.

Ma perché trattare in questo modo chi ha combattuto contro la mafia? «Il Crimor, con la sua efficienza, ha scatenato l’invidia di molti» è la tesi dell’ex militare. «Siamo arrivati in Sicilia nel 1992 e in meno di un anno abbiamo fatto quello che a loro non era riuscito in trent’anni e che credevano impossibile. Non abbiamo mai chiesto soldi od onorificenze, solo di poter continuare a lavorare, e ci è stato negato».

Homar ora vive in una piccola isola vicino alle coste sarde, fa volontariato con i disabili mentali e si occupa di «coaching», cioè di formazione e motivazione psicologica nelle aziende e nelle squadre sportive. Solo metà degli uomini del Crimor sono rimasti nei carabinieri. Aspide e Barbaro sono nei Ros in Lombardia, Vichingo sta nell’archivio di un comando del Piemonte e Oscar in un Nucleo operativo ecologico. De Caprio, l’Ultimo che ha dato il nome alla squadra, ora lavora in un Noe (nucleo operativo ecologico, oggi comando per la tutela dell’ambiente) del Lazio. La sua carriera si fermerà al grado di colonnello.

Insomma, Ultimo di nome e di fatto, lasciato in fondo alla graduatoria per la promozione a generale. È stato processato e assolto nel 2006 dall’accusa di favoreggiamento alla mafia, una vicenda che ha danneggiato molto la sua immagine e la sua carriera. Da anni i suoi superiori non gli consentono di rilasciare interviste a giornali e televisioni, con la motivazione che in passato si è messo troppo in evidenza. Insieme al suo alter ego televisivo, l’attore Raoul Bova, ha creato la fondazione Capitano Ultimo, che sostiene vari progetti di volontariato. L’ultima impresa è la Cittadella della solidarietà e della legalità, su un terreno messo a disposizione dal Comune di Roma.
Molti di loro hanno rinunciato a lavorare per lo Stato. L’ufficio stampa dei carabinieri minimizza il ruolo di questo piccolo gruppo: la gente si sarebbe fatta l’idea che Ultimo e i suoi siano eroi a causa delle fiction televisive, mentre il merito reale della cattura del capo della mafia va diviso tra centinaia di militari. E l’eccessivo protagonismo nell’Arma non è gradito.

Dunque, dove sono finiti gli uomini di Ultimo? Nello si è congedato dai carabinieri e ora vende enciclopedie in Piemonte. Anche i suoi compagni Ombra, Pirata, Pluto e Daigoro hanno lasciato l’Arma e lavorano nel settore della sicurezza privata. Parsifal e Merlino sono morti di cancro. I componenti del gruppo sono indicati con i nomi di battaglia, tranne quelli le cui generalità sono state rese note da altri mezzi d’informazione, perché è ancora valida la sentenza di morte pronunciata dalla cupola mafiosa contro di loro e le loro famiglie.

Homar è rimasto nei carabinieri fino al 2002, anno in cui è stato congedato, malgrado sia qualificato come paracadutista, tiratore scelto e artificiere, ex Gis (le teste di cuoio dei carabinieri). «Ho accettato il provvedimento solo perché non potevo perdere la pensione» racconta a “Panorama”.

«Hanno fatto di tutto per liberarsi di me: negli ultimi tempi venivo punito in modo esagerato per ogni mancanza e sono stato trasferito lontano da mia moglie e mia figlia. I miei superiori non mi hanno neppure avvertito quando un’organizzazione criminale sarda ha messo nel mirino la mia famiglia. Sono venuto a saperlo tempo dopo da un magistrato»
Uncas @ 18:01 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
lunedì, 22 ottobre 2007 | in : storia, birmania, violenza, libertà

sconsigli per gli acquisti

ricordate il Myanmar / Birmania / Burma?

La situazione è stata "normalizzata" (in verità lì si muore e si fa la fame come prima) ma la nostra stampa ignora bellamente ogni ricerca di notizie provenienti dal Mar delle Andamane ...

Ma questa vale la pena di essere sottolineata: è stato pubblicato l'elenco delle aziende che da e per la Birmania esportano o importano materie prime, semilvaorati o prodotti finiti.

"Per quanto riguarda le importazioni, protagoniste di questo infausto giro d'affari sono 350 aziende italiane, tra cui balzano all'occhio nomi illustri come Oviesse (oltre 2,5 milioni di euro di importazioni che valgono al marchio di abbigliamento il quarto posto in classifica), l'ipermercato Auchan Spa (462.000 euro), Bulgari Gioielli Spa (385.000 euro) o la Fincantieri – Cantieri Navali Italiani Spa (poco meno di 100.000 euro). Poi ci sono i soliti “ignoti”, a cominciare dal numero uno della top list Italia: la Bellotti Spa, divoratrice del pregiatissimo Teak birmano con oltre 7 milioni di euro di legno importato. A ruota, trovano un posto al sole la Van Cleef & Arpel Logistics Spa (prodotti di lusso) con 4,8 milioni di euro, l'Italia Srl (4,3 milioni di euro), una vecchia conoscenza come la Margaritelli Italia Spa (legno per casa e infrastrutture) con 935.000 euro e così via. Sul versante esportazioni, la Danieli Officine Meccaniche Spa fa la parte del leone con oltre 55 milioni di euro di prodotti industriali esportati (settore acciaio)."

Pensarci al momento di fare la spesa o di fare i propri regali di Natale è doveroso.

Alcune delle aziende hanno già fatto le loro belle retromarcie, Oviesse, per esempio, dice che "sospende le forniture in attesa che siano ripristinati i diritti civili ..." SVEGLIA OVIESSE, i diritti civili, in Birmania, non ci sono più da 44 anni ...

E qualcun altro pensa ad una forma di protesta un po' fetish ... il nome della promotrice lascia sperare male: Liz Hilton ... sarà parente della più nota Paris???

Uncas @ 12:38 | commenti (1)(popup) | commenti (1)